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Family day aziendale: come organizzare l'evento per dipendenti e famiglie

Di Ludmila Cott · Cofondatrice e Produttrice

Un family day aziendale si organizza in tre mosse: si sceglie un formato di quattro o cinque ore in un giorno non lavorativo, si dimensiona tutto sugli accompagnatori confermati (in media tre persone per dipendente iscritto, non sull’organico) e si progetta il percorso dei bambini prima di quello degli adulti. Registrazione anticipata, aree gioco sorvegliate, ristorazione con opzioni per l’infanzia e un momento istituzionale di venti minuti al massimo.

Perché il family day si progetta al contrario

Nella maggior parte degli eventi aziendali il pubblico si adatta al programma. In un family day succede l’opposto: il programma si adatta al bambino di cinque anni con meno pazienza di tutti. Se lui sta bene, stanno bene i genitori, e il momento istituzionale viene ascoltato.

Questo capovolge le priorità di progettazione. Prima si decidono le aree per l’infanzia e i loro orari, poi si costruisce intorno tutto il resto: discorsi, visite agli uffici, ristorazione, foto.

Le tre fasce d’età che cambiano l’allestimento

Formati che funzionano

FormatoDurataDoveAdatto a
Porte aperte in sede4 oreUffici o stabilimentoAziende con una sede visitabile e un racconto industriale forte
Giornata all’aperto5 oreParco, agriturismo, clubOrganici tra 200 e 1.500 persone, molti bambini
Family day multi-sede4 ore in paralleloPiù città lo stesso giornoAziende distribuite che vogliono un’unica identità
Family day con causa sociale4 oreSede o spazio civicoAziende che vogliono legare l’evento a un progetto di volontariato

Il formato multi-sede è quello dove si sbaglia più spesso. Replicare lo stesso evento in tre città lo stesso giorno non è una questione di logistica moltiplicata per tre: è una questione di standard. Serve un unico manuale operativo, gli stessi materiali e una direzione di produzione che coordini le sedi in tempo reale, altrimenti ogni città produce un evento diverso e la percezione interna si spacca.

La registrazione anticipata non è burocrazia

È il dato su cui poggia tutto il budget. Una registrazione ben fatta chiede, per ogni dipendente: numero di accompagnatori adulti, numero e fascia d’età dei bambini, esigenze alimentari, eventuale trasporto richiesto e autorizzazione all’uso delle immagini.

Con questi campi si dimensionano porzioni, animatori, bagni, navette e sedute. Senza, si compra a occhio e si sbaglia in entrambe le direzioni: cibo che avanza e aree gioco in coda.

Un dettaglio che cambia i numeri: il tasso di presentazione effettiva. Tra iscrizione e presenza reale si perde in genere tra il 10 e il 20 per cento, e la percentuale cresce se l’evento è in un giorno di ponte o con meteo incerto. Conviene chiedere una conferma finale nella settimana precedente e prevedere una scorta di ristorazione contrattata a consumo, non a numero fisso.

Se volete approfondire come si struttura la raccolta dati e cosa si può conservare dopo l’evento, è utile leggere dati e privacy dei partecipanti a un evento. In un family day il tema è più delicato del solito, perché ci sono minori e immagini.

Il controllo degli accessi con i minori

Qui il family day smette di essere una festa e diventa un evento con responsabilità. Le regole minime:

  1. Ogni minore è associato a un adulto responsabile al momento dell’accredito, e l’associazione resta registrata.
  2. Braccialetto identificativo per ogni bambino con un codice, non con il nome in chiaro. Il codice richiama la scheda con il contatto dell’adulto.
  3. Un unico varco di uscita presidiato, distinto dagli ingressi, con personale formato sul protocollo di smarrimento.
  4. Punto di raccolta annunciato all’ingresso e segnalato in modo visibile, con un referente fisso.
  5. Aree interdette chiaramente delimitate: magazzini, macchinari, quadri elettrici, zone di carico.

Il protocollo di smarrimento va scritto e provato prima, non improvvisato. Chi ferma le uscite, chi annuncia, chi accompagna il bambino, chi contatta l’adulto: quattro ruoli, quattro nomi, una sola persona che coordina. Per capire come si sceglie e si dimensiona un sistema di accrediti, torna utile come scegliere un’azienda di controllo accessi.

Ristorazione: il punto dove si accumulano le code

La coda al buffet è la prima causa di malumore in un family day. Tre correzioni che funzionano quasi sempre:

Vanno gestite anche le intolleranze e le allergie, raccolte in registrazione e segnalate con un identificativo visibile sull’accredito del bambino. È il tipo di dettaglio che nessuno nota se funziona e che diventa un problema serio se manca.

Budget: le voci che si dimenticano

Le voci ovvie (location, ristorazione, animazione) di solito sono in preventivo. Quelle che sfuggono e poi arrivano in fattura:

Il piano meteo merita una riga in più. In un evento aziendale rimandare è un’opzione; in un family day annunciato alle famiglie tre settimane prima, molto meno. O si contratta una struttura coperta fin dall’inizio, o si accetta il rischio in modo esplicito con la direzione. Per costruire un preventivo completo e realistico, la logica è la stessa descritta in budget di un evento: come costruirne uno realistico.

Come si misura se è andato bene

Non con le foto. Con quattro numeri raccolti prima e dopo:

Il dato più utile nel tempo è il confronto tra edizioni. Un family day che alla seconda edizione porta più accompagnatori per dipendente sta funzionando, anche se il gradimento resta identico.

Prima di partire

Un family day riuscito si vede dai dettagli operativi: quanto si aspetta per mangiare, dove si cambia un pannolino, cosa succede se un bambino si perde. Sono decisioni che si prendono in fase di progetto, non il giorno stesso.

Se state pianificando la prima edizione o volete far crescere una già esistente, possiamo occuparci della produzione completa, degli accrediti e della ristorazione. Scriveteci con la data e il numero di dipendenti e vi rispondiamo con un impianto operativo e un ordine di grandezza di budget.

Domande frequenti

Avete domande? Abbiamo le risposte.

Che cos'è un family day aziendale?

È una giornata organizzata dall'azienda in cui i dipendenti portano la famiglia in sede o in una location esterna. Si combinano visita agli spazi di lavoro, attività per bambini, ristorazione e un momento istituzionale breve. L'obiettivo è far conoscere l'azienda alle famiglie e rafforzare il senso di appartenenza.

Quanto dura un family day?

La durata tipica è di quattro o cinque ore, di solito un sabato dalle 10 alle 15. Oltre le cinque ore i bambini piccoli si stancano e il tasso di abbandono cresce rapidamente. Una giornata piena si giustifica solo quando c'è un trasferimento lungo verso una location fuori città.

Quanti accompagnatori bisogna prevedere per ogni dipendente?

La media reale si colloca tra 2,5 e 3,2 persone per dipendente iscritto, contando partner e figli. Per dimensionare ristorazione, bagni e aree gioco conviene lavorare sul numero di accompagnatori confermati in fase di registrazione, non sull'organico aziendale.

Serve un sistema di accrediti per un family day?

Sì, quando partecipano minori. Un sistema di accrediti con QR o braccialetto permette di sapere chi è entrato, associare ogni bambino al suo adulto di riferimento e gestire un eventuale allontanamento. Con meno di cento persone può bastare una lista stampata, ma il braccialetto identificativo per i minori resta consigliato.

Il family day si può fare in sede o serve una location esterna?

Entrambe le opzioni funzionano. La sede costa meno e ha un valore narrativo forte, perché la famiglia vede dove si lavora, ma richiede la messa in sicurezza delle aree produttive. La location esterna semplifica la sicurezza e gli spazi aperti, ma aggiunge trasporto, allestimento e costi di affitto.

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