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Safety e security negli eventi: cosa prevede la normativa italiana

Di Franco Ridao · Cofondatore e Direttore Operativo

Safety e security sono due ambiti distinti della sicurezza di un evento. La safety protegge il pubblico dai rischi accidentali (strutture, incendi, affollamento, emergenze sanitarie) e si traduce in piano di emergenza, calcolo dei flussi e presidi. La security protegge da atti volontari e si traduce in controlli agli ingressi e presidio delle aree. In Italia entrambe fanno capo all’organizzatore, che le documenta e le coordina con le autorità locali prima dell’autorizzazione.

Due mondi che devono parlarsi

L’errore più diffuso non è ignorare la sicurezza: è trattarla come un blocco unico affidato a un solo fornitore. La safety è una disciplina progettuale, fatta di calcoli, planimetrie, tempi di esodo e procedure. La security è una disciplina operativa, fatta di presidi, filtraggio, osservazione e reazione.

Quando le due funzioni non dialogano succede una cosa precisa e ricorrente: il piano di esodo prevede un’uscita che la security ha chiuso per impedire ingressi non autorizzati. Il documento è corretto, l’operazione è coerente, il risultato è pericoloso. Per questo entrambe devono rispondere a un unico comando durante l’evento.

Cosa contiene un piano di sicurezza serio

Un piano utile non è un documento voluminoso: è un documento che chiunque in sede può leggere e applicare sotto stress. Gli elementi che non possono mancare sono questi.

Il calcolo dei flussi è la parte che decide tutto

L’affollamento non diventa pericoloso quando il numero è alto: diventa pericoloso quando la densità si concentra in un punto e in un momento. La progettazione dei flussi serve esattamente a evitarlo.

Momento criticoRischio tipicoContromisura progettuale
Apertura portePressione concentrata sui varchiIngressi scaglionati per fascia oraria, prefiltraggio
Fine sessione plenariaSciame simultaneo verso pochi corridoiUscite multiple, sfalsamento dei termini di sessione
Coffee break e ristorazioneCode che invadono le vie di esodoPunti di erogazione distribuiti, corridoi liberi presidiati
Chiusura eventoDeflusso massivo verso trasportiUscite dedicate per direzione, personale in strada
Emergenza realeEsodo con un varco fuori usoRidondanza calcolata sul peggior varco perso

Chi progetta i varchi in funzione della sola capienza dimentica che la stessa folla si muove in modi diversi a seconda del programma. È il programma, non solo la planimetria, a generare i picchi.

Il legame tra sicurezza e controllo accessi

Il varco è il punto in cui safety, security e tecnologia si incontrano. Un sistema di accreditamento ben progettato riduce il rischio perché sa in tempo reale quante persone sono dentro, distingue le categorie di ospiti, impedisce ingressi duplicati e consente di chiudere una zona satura senza fermare l’intero evento.

Il criterio operativo è semplice: la velocità di validazione deve essere compatibile con il flusso previsto, e il sistema deve continuare a funzionare quando la connettività cade. Su questo secondo punto abbiamo scritto in dettaglio in controllo accessi senza internet, perché una fila ferma davanti a un varco è a tutti gli effetti un problema di sicurezza, non un disguido tecnico.

Con oltre +150.000 partecipanti accreditati, la correlazione che vediamo ripetersi è netta: gli incidenti di affollamento nascono quasi sempre a monte, in un varco lento o in un conteggio impreciso.

Le figure che devono esserci

La composizione della squadra varia con la scala dell’evento, ma alcuni ruoli ricorrono sempre.

  1. Responsabile della safety. Presidia il piano, autorizza le variazioni, decide sull’evacuazione.
  2. Responsabile della security. Coordina il personale ai varchi e il presidio delle aree, mantiene il rapporto con le forze dell’ordine.
  3. Addetti antincendio e primo soccorso formati. In numero proporzionato e distribuiti, non concentrati in un punto.
  4. Presidio sanitario. Dimensionato su capienza e durata, con percorso mezzi di soccorso sempre libero e verificato.
  5. Direttore di produzione. Non è una figura di sicurezza, ma è chi conosce ogni movimento in campo e deve stare nella stessa stanza dei responsabili.

La documentazione da tenere in sede

Il giorno dell’evento serve una cartella fisica, disponibile in regia, con dentro: autorizzazioni rilasciate, planimetrie approvate, certificazioni delle strutture montate, collaudi degli impianti, dichiarazioni di conformità, polizze assicurative, elenco del personale in servizio, contatti delle autorità.

Va aggiunta anche la cronologia delle variazioni. Se un allestimento è cambiato rispetto al progetto depositato, deve esistere traccia scritta di chi ha autorizzato la modifica e su quale base tecnica. In caso di verifica, l’assenza di questa traccia pesa più della modifica stessa.

Prove, briefing e ciò che accade davvero

Un piano non provato è un’ipotesi. Il briefing con tutto il personale operativo, nella sede allestita e prima dell’apertura, è il passaggio che trasforma il documento in comportamento: chi presidia cosa, chi chiama chi, quale parola d’ordine avvia una procedura, dove ci si ritrova.

Nelle produzioni ordinate si prova almeno lo scenario di evacuazione parziale e quello di interruzione dell’alimentazione elettrica. Sono i due che più spesso si verificano e i due in cui l’improvvisazione produce i danni maggiori. La logica di contingenza vale ovunque si produca, come descriviamo in piano di contingenza per eventi internazionali.

Un confronto prima del progetto, non dopo

La sicurezza costa molto meno se entra nel progetto all’inizio, quando layout, programma e capienza sono ancora modificabili. Se state definendo un evento e volete capire quali vincoli di safety e security comporta, scriveteci dalla pagina contatti indicando sede, capienza e formato. Una revisione preventiva del layout evita quasi sempre prescrizioni costose in fase finale.

Domande frequenti

Avete domande? Abbiamo le risposte.

Qual è la differenza tra safety e security in un evento?

La safety riguarda l'incolumità delle persone rispetto a rischi accidentali: strutture, incendi, affollamento, emergenze sanitarie, vie di esodo. La security riguarda invece la protezione da atti volontari: controlli agli ingressi, filtraggio, gestione di soggetti ostili, tutela di aree riservate. Sono due piani distinti, con responsabili e competenze diverse, che devono però condividere lo stesso comando operativo.

Chi deve redigere il piano di sicurezza di un evento?

Il piano è responsabilità dell'organizzatore, che lo fa predisporre da tecnici competenti e lo condivide con le autorità locali. In pratica il documento nasce dal lavoro congiunto tra il produttore dell'evento, il responsabile della safety, il responsabile della security e i tecnici che firmano strutture e impianti. Va presentato con anticipo perché spesso torna con prescrizioni da recepire.

Quante persone servono per la sicurezza di un evento?

Non esiste un rapporto unico valido ovunque, perché il calcolo dipende da capienza, tipologia di pubblico, numero di varchi, presenza di alcol e configurazione degli spazi. Un ordine di grandezza usato spesso in fase di prima stima è una figura ogni 200 o 250 partecipanti per la safety, con incrementi significativi in eventi ad alta densità o con pubblico giovane.

Serve un piano di sicurezza anche per una convention aziendale?

Sì, anche se in forma proporzionata. Una convention in una sede autorizzata richiede comunque l'individuazione delle vie di esodo, degli addetti antincendio e primo soccorso, delle procedure di evacuazione e del coordinamento con la struttura ospitante. Cambia la complessità del documento, non l'obbligo di averne uno.

Cosa controllano le autorità durante un evento?

Le verifiche riguardano la corrispondenza tra quanto autorizzato e quanto realizzato: capienza effettiva, allestimenti montati, uscite libere, presidi antincendio e sanitari presenti, personale in servizio, documentazione a bordo campo. Per questo la cartella dei documenti deve essere fisicamente disponibile in sede, non solo negli archivi dell'ufficio.

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