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Eventi ibridi: come organizzare un evento in presenza e online insieme

Di Ludmila Cott · Cofondatrice e Produttrice

Un evento ibrido si organizza progettando due esperienze parallele, non trasmettendo quella in sala. Servono un programma a blocchi brevi che funzioni anche su uno schermo, una regia con operatore dedicato al pubblico remoto, un sistema di accreditamento unico che registri entrambi i pubblici e una connettività dimensionata a parte. Il costo aggiuntivo tipico è tra il 15% e il 35% della produzione.

L’errore che rende inutile la metà dell’investimento

Il formato ibrido ha una versione economica e sbagliata: una telecamera in fondo alla sala, un link inviato per email e la convinzione di aver raddoppiato il pubblico. Il risultato è misurabile e sempre lo stesso. Il pubblico online entra, guarda un piano fisso di un palco lontano, non sente bene le domande dalla platea e se ne va dopo pochi minuti.

Il punto è che i due pubblici non stanno vivendo la stessa cosa. Chi è in sala ha investito tempo, spostamento e attenzione: resta anche quando un intervento è noioso. Chi guarda da uno schermo ha altre venti schede aperte e nessun costo di uscita.

Progettare un evento ibrido significa accettare questa asimmetria e costruire due percorsi che si incrociano, invece di uno solo replicato male.

Le quattro decisioni da prendere prima del programma

Quanto dell’evento va online. Non tutto deve essere trasmesso. Molti eventi funzionano meglio mandando online solo la plenaria e una selezione di sessioni, e tenendo in presenza networking, workshop e momenti riservati. Meno contenuto trasmesso e meglio prodotto batte sempre la trasmissione integrale.

Sincrono o asincrono. Alcune sessioni hanno senso in diretta, altre rendono di più registrate e pubblicate il giorno dopo con montaggio e capitoli. Decidere questo prima cambia il piano di produzione audiovisiva.

Aperto o riservato. Se i contenuti hanno valore commerciale, l’accesso online va controllato con credenziali individuali, non con un link pubblico che circola liberamente.

Chi modera il pubblico remoto. È una figura, non una casella. Qualcuno deve leggere la chat, selezionare le domande e portarle sul palco. Senza questa persona il pubblico online resta spettatore passivo.

Come cambia il programma

Il ritmo è la differenza tecnica più importante tra un evento in presenza e uno ibrido.

Presenza, online e ibrido a confronto

AspettoSolo in presenzaSolo onlineIbrido ben prodotto
PortataLimitata dalla capienzaMolto ampiaAmpia con un nucleo qualificato in sala
Costo per partecipanteAltoBassoMedio, decrescente col pubblico remoto
Qualità del networkingAltaBassaAlta in sala, moderata online
Dati raccoltiAccessi e presenzeMolto dettagliatiCompleti sui due pubblici
Complessità operativaMediaBassaAlta, richiede regia dedicata
Vita del contenutoSi esaurisceRiutilizzabileArchivio pronto per i mesi successivi

La colonna che giustifica l’investimento è l’ultima. Un evento ibrido ben registrato lascia una libreria di contenuti che continua a lavorare per il marchio quando la sala è già stata smontata.

L’infrastruttura che regge tutto

La parte tecnica di un evento ibrido si concentra su tre punti.

Il primo è la connettività, e va trattata come un capitolo a sé. L’upload dello streaming non può condividere la linea con il pubblico in sala: serve banda garantita e una linea di backup con commutazione automatica. Il dimensionamento va fatto sul picco di simultaneità, non sulla media della giornata.

Il secondo è la regia. Camere, mixer, grafiche, audio prelevato dal banco e non dall’ambiente, e un tecnico che segue solo l’uscita online. La qualità audio, non quella video, è ciò che fa restare o abbandonare il pubblico remoto. Sui requisiti minimi di trasmissione abbiamo raccolto tutto nel post sullo streaming in diretta di un evento e nella pagina di copertura audiovisiva.

Il terzo è l’accreditamento unificato. Un solo sistema di registrazione che gestisce chi entra in sala con un codice e chi entra online con credenziali individuali. Questo permette di sapere quante persone hanno seguito ogni sessione, quanto sono rimaste e chi ha partecipato a entrambi i formati.

Il ruolo che nessuno assegna e serve sempre

In un evento ibrido esistono due platee e un solo palco. Qualcuno deve rappresentare quella che non è in sala.

Questa figura, che chiamiamo moderatore del pubblico remoto, non è un tecnico e non è un presentatore. Sta davanti a uno schermo, segue la chat e le domande, filtra ciò che è pertinente e lo consegna a chi conduce dal palco. Interviene quando l’audio peggiora, avvisa se una slide non è leggibile sullo streaming e riempie i vuoti tecnici invece di lasciare uno schermo fermo.

Il costo è quello di una persona per la durata dell’evento. L’effetto sulla permanenza del pubblico online è il più alto che si ottenga a parità di spesa, molto superiore a quello di una camera in più.

Accanto a lui serve un accordo esplicito con chi conduce: le domande dal remoto entrano in scaletta a orari definiti, non quando capita. Se il presentatore le prende solo alla fine, il pubblico online capisce in fretta di essere secondario e se ne va prima di arrivarci.

Gli errori più frequenti

I KPI che vale la pena misurare

Il numero di collegamenti da solo non dice nulla. Un evento ibrido si valuta su:

  1. Permanenza media per sessione del pubblico online, confrontata con la durata dell’intervento.
  2. Curva di abbandono, che indica il minuto esatto in cui il programma perde il pubblico.
  3. Tasso di partecipazione alle interazioni: quante persone rispondono a un sondaggio sul totale collegate.
  4. Conversione post evento: quanti hanno scaricato materiali, richiesto un contatto o guardato la registrazione.
  5. Presenze reali contro registrazioni, sia in sala che online, che è il dato che serve per dimensionare l’edizione successiva.

Il confronto tra questi numeri e quelli del pubblico in presenza è la parte utile del report. Il confronto va preparato prima, decidendo quali dati raccogliere in registrazione e quali durante la trasmissione.

Da dove partire

Un evento ibrido non è un evento con un servizio in più: è una produzione con due destinatari. Se lo affrontate così, la spesa aggiuntiva si giustifica da sola tra portata, dati e contenuti riutilizzabili.

Se avete un formato in mente e volete capire cosa serve davvero per portarlo online senza svuotare la sala, scriveteci con programma, sede e numeri previsti. Raccontateci il vostro progetto.

Domande frequenti

Avete domande? Abbiamo le risposte.

Che cos'è un evento ibrido?

Un evento ibrido è un evento che si svolge contemporaneamente in presenza e online, con due pubblici che vivono la stessa esperienza in modo diverso. Non è un evento in sala con una telecamera puntata: richiede una regia, contenuti pensati per lo schermo e un sistema di accreditamento che gestisca entrambi i pubblici.

Quanto costa in più rendere ibrido un evento?

L'incremento tipico va dal 15% al 35% del budget di produzione, a seconda del livello di regia richiesto. Le voci principali sono telecamere e operatori, un mixer video con operatore dedicato, connettività e piattaforma di trasmissione, più un moderatore per il pubblico online. La differenza tra il minimo e il massimo dipende quasi sempre dal numero di camere e di sale trasmesse.

Quanto dura la soglia di attenzione del pubblico online?

Molto meno di quella in sala. Chi guarda da casa o dall'ufficio abbandona in media dopo 20-30 minuti di intervento frontale, mentre in sala la stessa sessione regge il doppio. Per questo il programma di un evento ibrido si costruisce a blocchi brevi, con cambi di formato e momenti di interazione ogni 15-20 minuti.

Serve un accreditamento anche per i partecipanti online?

Sì, ed è quello che rende utile l'ibrido. Registrare anche il pubblico remoto permette di sapere chi ha partecipato, per quanto tempo e a quali sessioni, di controllare l'accesso ai contenuti riservati e di unificare i dati con quelli di chi era in sala in un unico report post evento.

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Raccontateci di cosa avete bisogno e prepariamo una proposta. Rispondiamo in fretta.