Il piano sanitario di un evento si dimensiona su tre fattori: quante persone ci sono, quanto è rischioso il contesto e quanto ci mette il soccorso pubblico ad arrivare. Da questi si ricavano il numero di postazioni, le figure professionali e i mezzi. Il piano non è un documento da allegare per ottenere un’autorizzazione: è la procedura che dice chi fa cosa nei primi tre minuti di un’emergenza, e va provata prima dell’apertura dei varchi.
Perché il numero di partecipanti da solo non basta
Due eventi con lo stesso pubblico possono avere esigenze sanitarie molto diverse. Un convegno seduto in un auditorium climatizzato produce quasi solo malori isolati. Un festival all’aperto in luglio, con pubblico in piedi, alcol e otto ore di durata, produce disidratazione, traumi da caduta, ipoglicemie e crisi da calore, con picchi concentrati in momenti precisi del programma.
I fattori che aumentano il fabbisogno sono ricorrenti e prevedibili:
- Pubblico in piedi e densità elevata. La densità è il primo moltiplicatore: sopra una certa soglia di persone per metro quadrato cambia il tipo stesso di rischio.
- Somministrazione di alcol. Sposta la curva degli interventi verso le ultime ore.
- Temperatura e umidità. Caldo e freddo estremi generano interventi anche in pubblici giovani e sani.
- Attività fisica dei partecipanti. Eventi sportivi e partecipativi hanno un profilo traumatologico diverso.
- Presenza di minori o di pubblico anziano. Cambia la tipologia degli interventi più probabili.
- Durata oltre le sei ore. La stanchezza e il digiuno pesano più di quanto si creda.
- Distanza dal pronto soccorso. Se il trasporto richiede quaranta minuti, il presidio in loco deve poter stabilizzare più a lungo.
Uno schema di dimensionamento
Le regole precise variano da paese a paese e da comune a comune, e vanno sempre validate con l’autorità competente. Lo schema seguente serve come riferimento per impostare la conversazione con il fornitore sanitario, non come norma.
| Profilo evento | Partecipanti | Presidio indicativo | Note operative |
|---|---|---|---|
| Convegno al chiuso, pubblico seduto | fino a 500 | 1 postazione di primo soccorso con 2 operatori | Defibrillatore e percorso barelle verificato |
| Evento aziendale con catering serale | 500 a 2.000 | 1 postazione più 1 mezzo di soccorso | Attenzione alle ultime due ore |
| Evento all’aperto, pubblico in piedi | 2.000 a 10.000 | 2 postazioni, 1 o 2 mezzi, coordinatore sanitario | Punti acqua e ombra come prevenzione |
| Grande evento, più palchi | oltre 10.000 | Punto medico avanzato, più postazioni, squadre a piedi | Canale radio dedicato obbligatorio |
La colonna che viene dimenticata più spesso è l’ultima. Le squadre a piedi, cioè operatori che si muovono dentro il pubblico con uno zaino, intervengono in un tempo che nessun mezzo può raggiungere in mezzo alla folla. In area affollata, l’intervento a piedi è quasi sempre più rapido.
La posizione dei presidi conta quanto il numero
Un punto medico perfettamente attrezzato ma posizionato male è un punto medico che serve a metà. I criteri di posizionamento:
- Raggiungibilità dall’esterno. Un mezzo deve poter arrivare e ripartire senza attraversare l’area del pubblico.
- Visibilità e segnaletica. Il presidio va segnalato con lo stesso rilievo dei servizi igienici, e indicato sulla mappa consegnata agli ospiti.
- Vicinanza ai punti di rischio. Davanti al palco, vicino alle aree di somministrazione e in prossimità delle uscite.
- Riservatezza. Uno spazio chiuso dove una persona possa essere assistita senza essere osservata è parte della dignità del servizio, non un lusso.
- Alimentazione elettrica stabile. Gli apparecchi devono restare alimentati anche se un generatore si ferma, il che significa una linea protetta e un gruppo di continuità.
Su quest’ultimo punto vale la pena ricordare che il presidio sanitario è, insieme al controllo accessi, il servizio che non può restare senza corrente nemmeno per pochi secondi.
I corridoi di emergenza esistono solo se restano liberi
Ogni piano sanitario disegna percorsi riservati ai soccorsi. Il problema non è disegnarli: è mantenerli liberi durante l’evento, quando un furgone del catering parcheggia dove non dovrebbe o una transenna viene spostata per far passare più gente.
La soluzione è procedurale, non grafica. Serve un responsabile che percorre fisicamente i corridoi a intervalli regolari e ha l’autorità di far rimuovere qualsiasi ostacolo, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Nei grandi eventi questo controllo si fa a ogni cambio turno, ed è lo stesso tipo di verifica che regge un piano di contingenza operativa.
Comunicazione: chi chiama chi, e su quale canale
Nella maggior parte degli eventi che vanno male dal punto di vista sanitario, il ritardo non è del soccorso: è dell’allertamento. Qualcuno vede una persona a terra, chiama un collega, il collega cerca il coordinatore, il coordinatore chiama il medico.
Un protocollo corretto elimina i passaggi intermedi:
- Un canale radio dedicato al sanitario, separato da quello operativo, che nessuno usa per altro.
- Una formula di chiamata standard: posizione, numero di persone coinvolte, stato di coscienza. Tre informazioni, nell’ordine.
- Ogni membro dello staff abilitato a chiamare direttamente il sanitario, senza gerarchie intermedie.
- Una posizione univoca per ogni zona dell’area, con codici che coincidono con la segnaletica: se il settore si chiama B3, sulla radio si dice B3.
Il collegamento con i dati di accesso aiuta anche qui: sapere quante persone ci sono in ogni settore in tempo reale permette di anticipare dove serviranno più risorse, secondo la stessa logica descritta in come gestire il controllo accessi di un evento da 50.000 persone.
Prevenzione: gli interventi che non servono mai
Una parte consistente degli interventi sanitari in un evento all’aperto non è imprevedibile: è la conseguenza di scelte fatte in fase di progetto. Ridurre quel numero costa meno che aumentare il presidio.
Le misure che incidono di più sono banali. Acqua gratuita e accessibile in più punti riduce i casi di disidratazione e di malore da calore, e va prevista anche quando c’è un servizio di somministrazione a pagamento. Le zone d’ombra o riparate, con qualche seduta, danno a chi si sente male la possibilità di fermarsi prima di crollare. Una pavimentazione senza dislivelli non segnalati e senza cavi scoperti elimina buona parte dei traumi da caduta. Le uscite ben distribuite evitano l’accumulo di pressione nel pubblico nei momenti di deflusso.
Sono voci che compaiono nella progettazione dell’area, non nel contratto sanitario, e per questo sfuggono al controllo di chi si occupa solo del presidio. È la ragione per cui il coordinatore sanitario andrebbe coinvolto quando la planimetria è ancora modificabile.
Chi può fermare l’evento
È la clausola più importante del piano e quella più spesso assente. Deve esistere una persona, identificata per nome, che ha l’autorità di interrompere lo spettacolo se la situazione sanitaria lo richiede, e un criterio scritto che dice quando lo fa.
Senza quella clausola, in una situazione critica si perdono minuti a decidere chi decide. Con quella clausola, l’interruzione diventa un’azione prevista, con un annuncio già scritto e una procedura di deflusso già nota agli operatori.
Come lo affrontiamo noi
Trattiamo il piano sanitario come parte della progettazione operativa, non come un allegato amministrativo: posizioni, canali radio, corridoi e criteri di interruzione si definiscono insieme alla planimetria, quando ancora si può spostare qualcosa. Se state impostando un evento e volete rivedere il dimensionamento del presidio prima di chiudere gli accordi con i fornitori, scriveteci indicando data, sede, capienza e durata.